NuàdeCocò

confidenziale

Pubblicato in 1 da Paola Silvia Dolci il 19/12/2009

Le sta bucando la gengiva con un ago, sorride, non guardarmi così, mi sembri il gatto di Shrek! Hai presente? Quello che fa gli occhioni e abbassa le orecchie, proprio lui.

Durante l’operazione giunge il suono di un miagolio, il dottore ciarla, ripete di avere un gatto mentre lei tiene chiusi gli occhi e aperta la bocca.

Terminata l’operazione, prima che se ne vada, il dottore te lo mostro la conduce in uno sgabuzzino, dove su un tavolo, tra i teschi con gli occhi finti, campeggia un gatto. Finto. Che miagola.

Bisogna coccolarlo il dottore le spiega come accarezzarlo ma il gatto è di paglia, non è nemmeno morbido, ha anche un timbrino fucsia sulla zampa. Comunque li asseconda, il dottore e il gatto meccanico, in quel gabinetto triste, lo accarezza e quello gli fa le fusa, il dentista in estasi.

Tornata a casa esce in terrazza, fa un pupazzo e lascia che le nevichi sulla testa.

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Pubblicato in NuàdeCocò da Paola Silvia Dolci il 05/12/2009

(Oh, lascia che rimanga anch’io nebbioso

e lascia che per te non provi amore

O. Mandel’štam)

Ogni volta che Ondine tornava a Mosca

erano per lei

solenni rose rosse e alberghi sbalorditivi, ma

in quella casa – Manija Vanija

carta da parati fiori verdi

e servette, verdi,

il gatto aveva guance grasse

l’oligarca Governatore

aveva guance eccentriche

Pesava addirittura centocinquanta chili mentre

Jean Alesi parlava di Bugatti

e suonava addirittura la chitarrina mentre

Ondine gli strappava tutti i bottoni dalla giacca

Era così dolce che le regalassero

sempre fiori e che in ogni locale

glieli accomodassero

in vasi definitivamente appropriati

Tuttavia Ondine beveva proprio poco

solo un bicchierino di vodka alle bacche rosse

ero stanca

volevo riposare

in quella casamarmellate, frutta sciroppata

foto di bambini nudi, chicchere e teiere

quella casa era una torta di mele

-

La mattina seguente Ondine

sorbiva la prima colazione

in un casinò, vero

a forma di stazione ferroviaria, finta

gli occhi puntati sulle spalle

di Majakovskij, a fiocchi di neve

-

In una certa pagina, ieri,

non riusciva a dormire la Cvetaeva;

oggi, in un’altra, la stessa insonnia

è in sorte a Puškin

- Ma cosa fa, esca, è venuta a Mosca per leggere?

- Sì. E allora?

Puškin è un evento eccezionale e forse unico dello spirito russo.

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Pubblicato in Ondine da Paola Silvia Dolci il 10/11/2009

 

Un’ondina che è Cesare e Pietro il Grande
Un’ondina così incombente
non aveva altre parole che piangere

nella sala d’attesa del cardiologo

 

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411

Pubblicato in NuàdeCocò da Paola Silvia Dolci il 05/11/2009
(Il tempo più grigio e dolce dell’anno, prima ancora che brilli la bacca improvvisa dell’inverno.)

Accade in Cina che il nono giorno del nono mese lunare si usi salire sul punto più alto del paese in cui ci si trova, per considerare da lontano l’aspetto dell’autunno,  Il vento è vivo, le nubi sono alte, la scimmia manda i suoi gridi lamentosi ; accade che in Cina celebrino il mio compleanno con una festa di tristezza, e mi sembra così delicato, è necessario aver capito molte cose per poter festeggiare la tristezza, e una tazza di vino.  Per quanto mi riguarda, confondo questa lontana visita al cimitero con certe mostre di crisantemi , dalla Cina all’Europa, il Giorno dei Morti, all’incirca il mio compleanno, cade nello stesso periodo autunnale, Mon Automne éternelle ô ma saison mentale/ Les colombes ce soir prennent leur dernier vol . Le feste più profondamente radicate sono quelle che si celebrano senza saperne il motivo. I riti sono quelli del terrore come anche dell’amore, un carnevale d’autunno, e poiché è il mio compleanno mi sento autorizzata da questo regalo a sbracare in ingenue vanterie, come che se fossi una festa vorrei proprio essere un carnevale d’autunno.

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Pubblicato in NuàdeCocò da Paola Silvia Dolci il 22/10/2009
(“Gribouille! Me ne tornerò in Alsazia-Lorena. Solo là ci sono donne che sanno amare!” – Nadja.)
Piove, e sto leggendo un libro che ha per titolo il nome di una donna, perché mi piacciono i libri che si chiamano come le donne. E la settimana prossima, per il mio compleanno, il viaggio a Nantes, perché “Nantes: forse con Parigi la sola città della Francia nella quale ho l’impressione che mi possa accadere qualcosa… dalla quale possono ancora arrivarmi degli amici, Nantes dove mi è piaciuto tanto un parco: il Parc de Procé.”, vedo nel libro.
Ho dormito male, ho tanto sonno, gli stati insonni a ben leggerli sono sentimentali. Quindi penso romantico; che prima di entrare in un cinema non dovremmo consultare il programma, inutile, sono inesperta, “del resto, capisco piuttosto poco, seguo in maniera troppo vaga” e invece sono curiosa, finisco col fare domande ai vicini, e disturbarli. Tuttavia certe sale cinematografiche, come quelle dei paesini sul mare, Levanto, Santa Teresa, Saint-Marc-sur-Mer, mi sembrano luoghi di cui ho molto desiderio; “come quando, con Jacques Vaché, ci sistemavamo nella platea della vecchia sala delle «Folies-Dramatiques», aprivamo delle scatole, tagliavamo il pane, stappavamo bottiglie e parlavamo ad alta voce come a tavola, con gran meraviglia degli spettatori che non osavano fiatare.” … quando lo facciamo? A primavera?

(“Gribouille! Me ne tornerò in Alsazia-Lorena. Solo là ci sono donne che sanno amare!” – Nadja.)

Piove, e sto leggendo un libro che ha per titolo il nome di una donna, perché mi piacciono i libri che si chiamano come le donne. E la settimana prossima, per il mio compleanno, il viaggio a Nantes, perché “Nantes: forse con Parigi la sola città della Francia nella quale ho l’impressione che mi possa accadere qualcosa; Nantes dove mi è piaciuto tanto un parco: il Parc de Procé.”, vedo nel libro.                                                                                                                                      Ho dormito male, ho tanto sonno, gli stati insonni a ben leggerli sono sentimentali. Quindi penso romantico; che prima di entrare in un cinema non dovremmo consultare il programma, inutile, sono inesperta, “del resto, capisco piuttosto poco, seguo in maniera troppo vaga” e invece sono curiosa, finisco col fare domande ai vicini, e disturbarli. Tuttavia certe sale cinematografiche, come quelle dei paesini sul mare, Levanto, Santa Teresa, Saint-Marc-sur-Mer, mi sembrano luoghi di cui ho molto desiderio; “come quando, con Jacques Vaché, ci sistemavamo nella platea della vecchia sala delle «Folies-Dramatiques», aprivamo delle scatole, tagliavamo il pane, stappavamo bottiglie e parlavamo ad alta voce come a tavola, con gran meraviglia degli spettatori che non osavano fiatare.” … quando lo facciamo? A primavera?

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Pubblicato in NuàdeCocò da Paola Silvia Dolci il 21/10/2009

“Mi interessano solo gli scrittori che hanno uno stile; se non hanno uno stile, non mi interessano. Ed è raro, lo stile, è raro. Ma le storie, ne è piena la strada: tutto è pieno di storie, ne sono pieni i commissariati, pieni i tribunali, piena la vostra vita. Tutti hanno una storia, mille storie. Uno stile? Ah! Sì, signore. Ce ne sono uno, due, tre per generazione. Ci sono migliaia di scrittori, ma sono dei poveri pasticcioni. Borbottano nelle loro frasi, ripetono quello che qualcun altro ha già detto. Scelgono una storia, una buona storia, e poi la raccontano. Per me questo non è per nulla interessante. Ho smesso di essere uno scrittore, nevvero, per diventare un cronista. Ho messo la mia pelle in gioco, perché, non dimenticate una cosa, la grande ispiratrice, è la morte. Se non mettete la vostra pelle sul tavolo, non avete nulla. Uno deve pagare! Quello che è fatto senza pagare, non conta nulla, vale meno del nulla. Allora, avete scrittori gratuiti. Al giorno d’oggi, ci sono solo scrittori gratuiti. E quello che è gratuito, puzza di gratuito.”

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Pubblicato in NuàdeCocò da Paola Silvia Dolci il 01/10/2009
(Ho imparato molto tardi a leggere il vino.)
“Il colore del vostro sguardo deve fatalmente corrispondere al colore del vostro pensiero”, giallo, mi dicevano in Africa prima di chiedermi un bacio alla francese, che docile rifiutavo.
Al contrario, era camomilla, tiepida, applicata sugli occhi.

(Ho imparato molto tardi a leggere il vino.)

“Il colore del vostro sguardo deve fatalmente corrispondere al colore del vostro pensiero”, giallo

mi dicevano in Africa prima di chiedermi un bacio alla francese

che docile rifiutavo.

Al contrario, era camomilla, tiepida, applicata sugli occhi.

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Pubblicato in Ondine da Paola Silvia Dolci il 07/08/2009
(Il cuore, detto tra parentesi, mi ha sempre funzionato benissimo.
Quadro di Ondine, in abitino provenzale e cappello di paglia a falde ampie, guarnito di ciliegie; spremuta d’arancia e giornale. Leggeva la notizia di monsieur Hulot, un uomo blu, ma con le amarene in bocca; pensava, rivoltava da ogni lato, si meravigliava, si compiangeva, si sentiva allegra e impaurita, fin nei fianchi.
Quando Ondine pensava a Hulot sorrideva nel punto sbagliato della conversazione generale.
Il Dottore temeva perdesse la ragione ma Ondine decideva di non sdraiarsi sul pavimento a succhiare un limone o un cubetto di ghiaccio. Le guance le bruciavano come se si fosse appena struccata dopo una recita, aveva voglia di scrivere, Ondine, guardando il mare, e sentiva le parole premerle sul palato.
-
(Spencolandosi)
Intrapreso un viaggio giulivo, sono un dirigibile
Fatemi una fotografia col lampo al magnesio!
Ondine fumava una sigaretta a metà col vento
Allora pioveva, il mare era grosso
Ondine faceva il bagno nuda
ed era così felice da essere un po’ triste
(Il cuore, detto tra parentesi, mi ha sempre funzionato benissimo)

-

(Spencolandosi)

Intrapreso un viaggio giulivo, sono un dirigibile
Fatemi una fotografia col lampo al magnesio!

Ondine fumava una sigaretta a metà col vento
Allora pioveva, il mare era grosso
Ondine faceva il bagno nuda
ed era così felice da essere un po’ triste

12.

Pubblicato in Ondine da Paola Silvia Dolci il 07/07/2009

Herr Doc - Lei è una bambina decrepita.

Ondine – E come vanno a finire i bimbi decrepiti?

Herr Doc - Bella domanda.

Ondine -I bambini decrepiti diventano muffa, ammuffiscono dopo la data di scadenza che è: trent’anni; e poi schiumano ma non hanno spore. I bambini decrepiti germogliano un carapace sulla schiena e si fanno simili alle tartarughe, inoltre sono rugosi e lentissimi, pigri; eppure per la strada i cittadini cedono loro il passo chiamandoli signorina: oggi un uomo nero in bicicletta li fischiava ammiccando. I bambini decrepiti sono feroci tuttavia debolmente attendono, che una magia trasformi tutta la loro vita e poiché questo non accade spesso allora si vendicano; sognano la corrida e la caccia grossa, il loro eroe è Pietro il Grande, sognano di diventare Pietro il Grande. I bambini decrepiti sono soli e solitari, sono puri, non sono pazzi.

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Gran Carnevalata

Pubblicato in Ondine da Paola Silvia Dolci il 26/06/2009

3 Prescrizioni psicoanalitiche:
e ci s’infili in quell’abito da gala!
Ma sotto
un bel paio di scarpette da ginnastica!
Soprattutto li metta in ridicolo!

Dottore guardi come sono brava

-

(Cartoline con i cuori
uova verdi e coriandoli)

I.
1 vecchio gatto da ristorante ed enne uccellini
(Pantalone in  doppiopetto blu e giustacuore rosso
300 vecchi porci in camicia bianca)
Ondine, infagottata in un tailleurino beige
osservava rapita a bordo piscina
il corpo appassito e rifatto
della moglie del ricco
oh, un corpo così l’avevo visto solo nei film pornografici

Era l’ora della prima colazione

e vaffanculo, ho già preso una storta

II.
All’ora di colazione un signore gentile
somiglia tanto al mio papà
si presentava baciando la mano di Ondine
diceva è bella, dolce
e poi brindava un bicchiere di vino perché era contento
Allora Ondine ballava il valzer sul sagrato della chiesa
Ondine sfidava Hans, correva velocissima e vinceva

Quando era stanca sedeva sui gradoni
e fumava una sigaretta

III.
L’orchestra strimpellava Coltrane
Gli invitati alla cena di gala si alzavano tutti da tavola
nelle mani cantucci e vinsanto
e a bocca aperta guardavano i fuochi d’artificio
Ondine ammirava le stelle del cielo di giugno
Se potessi vivrei sotto al mare

Alla fine dello spettacolo
nel bosco di larici e tigli ormai avvolto dal fumo
un signore le sorrideva che belli,
e quanti

Poi si avvicinava per osservarla
Signorina, tutto questo l’ha disegnato lei,
con la sigaretta

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